Il nuovo linguaggio del compromesso di Berlino

Numerosi i discorsi normativi dei politici europei sull’Europa ma pochi quelli sulle politiche di cooperazione. Le recenti dichiarazioni dei leader tedeschi lasciano intravedere un punto di svolta che potrebbe cambiare questa tendenza.

ECFR Alumni · Head, ECFR Berlin
Senior Policy Fellow
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Nelle ultime due settimane, Berlino ha fornito una serie di analisi approfondite sulla sua posizione in merito allo stato attuale dell’Unione europea e il suo futuro. Tale mossa era attesa da tempo: gli appelli rivolti ai tedeschi per rispondere alle ferme richieste del Presidente francese Emmanuel Macron sulla questione stavano crescendo.

La Cancelliera Angela Merkel, il Ministro delle Finanze Olaf Scholz, e il Ministro per gli Affari Esteri Heiko Maas hanno reso noto il loro punto vista sulla riforma dell’UE in diverse interviste e discorsi ufficiali– sottolineando in particolar modo la necessità di un avvicinamento con Parigi in tema di unione economica e monetaria (EMU), di sicurezza e difesa europea, affrontando inoltre il tema delle complicate relazioni transatlantiche.

La decisione della Merkel di porre fine al silenzio è stata senza dubbio importante, non solo per i partner della Germania al di là del Reno e del vicinato europeo orientale, ma anche per l’opinione pubblica tedesca. Per gli osservatori esteri della Germania, sarà sorprendente vedere come il più potente stato membro dell’UE si impegni in un dibattito sul futuro dell’Europa, spesso una questione molto poco approfondita a livello nazionale. In questo contesto, non è un male che, all’interno della grande coalizione di governo, vi sia un elemento di competizione sulle questioni europee. I Socialdemocratici, il partito di Scholz e Maas, si vantano del loro significativo contributo alla discussione del trattato di coalizione sull’Europa del 2018; è stata tuttavia la Merkel a fare il primo passo per affrontare la questione pubblicamente in un’intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung (si veda l’incisiva analisi del pezzo di Josef Janning). Scholz ha poi fatto seguito con un’intervista per il Der Spiegel. E, più recentemente, Maas ha tenuto un discorso sull’Europa al pubblico di Berlino.

Ci sono almeno due dimensioni di cui tener conto: il “cosa” e il “come”.

Gli opinionisti si focalizzano generalmente sulla prima: esiste un accordo tra Berlino e Parigi sulla riforma economica e monetaria? Berlino, è pronta a fare concessioni, e se sì, di quale tipo? I tedeschi, sono seriamente intenzionati ad incrementare la spesa per la difesa e a schierare le truppe con maggiore facilità? E, punto fondamentale, Berlino sta finalmente cogliendo l’occasione per rispondere a Macron e rafforzare l’UE, rinforzando al contempo la sua posizione nelle politiche nazionali francesi? Rimane ancora poco chiaro qualora la fitta rete di consultazioni tra Berlino e Parigi darà delle risposte chiare a queste domande prima del summit UE previsto per la fine di questo mese, dando così segno di un rinnovato dinamismo all’interno dell’UE.

Dall’altro lato, gli autori dei discorsi politici e i consiglieri si concentreranno altrettanto sul “come” della comunicazione, prestando particolare attenzione all’impostazione data, al format utilizzato e ai gruppi target raggiunti. Si prenda l’intervento di Maas: ha rivolto il suo primo discorso sull’Europa ad un pubblico giovane, invitando una folla di cittadini e attivisti ad una sorta di luogo-cantiere di incontri molto in voga a Berlino. Questo ha fatto parte di una più larga iniziativa dell’ufficio affari esteri avente lo scopo di raggiungere il pubblico tedesco in merito alle questioni europee ed internazionali. I decisori politici e i giornalisti di altre capitali europee presteranno certamente attenzione a qualsiasi discorso di un ministro degli affari esteri tedesco. Eppure, adottando il format del discorso ad ampio raggio, Maas ha rischiato di deludere entrambi gli spettatori.

Le argomentazioni pro-Europa di Macron, Merkel, Scholz e Maas sono diventate più convincenti dal momento in cui hanno cominciato a confrontarsi su concreti esempi di collaborazione europea

 

Nonostante i politici europei abbiano effettuato numerosi discorsi normativi sull’Europa solo pochi hanno toccato le politiche di cooperazione. Tuttavia, i recenti interventi dei leader tedeschi fanno intravedere un punto di svolta rispetto a questa tendenza – i loro messaggi avrebbero potuto avere un impatto maggiore se trasmessi con un format diverso. I decisori politici, i giornalisti e gli analisti avrebbero decisamente saltato la valutazione di Maas sul disordine insito all’UE e sui suoi rapporti con gli Stati Uniti. Inoltre, aspettandosi idee più concrete da Berlino sul come mantenere l’Europa a galla ora che l’alleanza transatlantica si sta sgretolando ad una velocità sbalorditiva, avrebbero trascurato volentieri i dettagli del piano fornito da Maas per superare le divergenze franco-tedesche. I cittadini pro-Europa a cui si è rivolto Maas nel suo discorso, e che egli stesso ha in seguito invitato a porre domande e fare commenti, sono stati chiaramente riconoscenti del suo chiaro impegno europeo, ma si sono anche chiesti dove Maas sarebbe arrivato nella pratica sostanza – e quale potesse essere il loro contributo al rinnovamento dell’UE. Questo è esattamente l’ambito in cui il format di un discorso ad ampio raggio perde la sua influenza, e in cui sarebbe più promettente utilizzare il format di un dibattito con delle analisi approfondite sulle attività di cooperazione europea.

L’interazione di Maas con il pubblico è stata, di fatti, più interessante del discorso in sé, per quanto gli abbia permesso di meditare sul suo lavoro quotidiano. Interazioni simili hanno avuto spazio nelle ultime settimane: l’intervista di 20 minuti di Macron per la televisione nazionale tedesca alla vigilia della cerimonia del premio Charlemagne; la lunga sessione di botta e risposta di un’ora della Merkel in prima visione sulla televisione tedesca dopo la delusione per il summit del G7 in Canada; l’intervista di Scholz per il Der Spiegel, dove si è espressamente schierato dalla prospettiva di un Socialdemocratico.

Macron, Merkel, Scholz e Maas partono tutti dall’intenzione di fare dell’Europa un caso positivo. Ma le loro argomentazioni diventano più convincenti quando fanno riferimento a concreti esempi di collaborazione europea, quando spiegano cosa voglia dire formare coalizioni con altre capitali europee e dar vita a maggioranze politiche nazionali in uno scenario europeo in crescente competizione.

Invece di parlare del futuro dell’Europa in termini ampi, Maas avrebbe potuto descrivere numerosi esempi di cooperazione europea su, ad esempio, il patto sul nucleare con l’Iran, la disputa sui dazi commerciali tra UE e Stati Uniti, e gli sforzi per rafforzare la sicurezza europea – con tutte le difficoltà e i limiti che ciò comporta.

Al contempo, i cittadini e gli opinionisti potrebbero trovare questo modo di comunicare più coinvolgente, visto che affronterebbe in via più autentica le numerose ardue scelte e tensioni intrinseche che l’Europa deve affrontare.

Già da tempo, i politici europei hanno effettuato numerosi discorsi normativi sull’Europa, ma sono pochi quelli sulle politiche di cooperazione. Tuttavia, i recenti interventi dei leader tedeschi lasciano intravedere un punto di svolta rispetto a tale tendenza – una tendenza che potrebbe essere positiva per l’opinione pubblica europea e, in fine, per la democrazia.