Il futuro ordine globale

Nel primo articolo di questa serie, Carl Bildt spiega come l’Europa debba creare l’ambiente giusto nel quale possa fiorire un web globale, aperto, libero e dinamico. 

ECFR co-chair
Former Prime Minister and Former Foreign Minister of Sweden

Quando discutiamo di cyberpolicy, parliamo delle regole di gioco del futuro ordine globale. È quindi essenziale che l’Europa giochi un ruolo attivo nel decidere gli standard che governeranno questo mondo iper-connesso e in rapida evoluzione.  L’Unione Europea non può permettersi di rimanere indietro in questo settore e non vi è ragione per cui dovrebbe.

Il web è senza dubbio il più importante elemento d’infrastruttura nell’economia globale. Tuttavia,  questo è solo l’inizio. Entro i prossimi cinque o dieci anni, il web non sarà solamente la più grande infrastruttura al mondo, sarà anche l’infrastuttura sulla quale si baseranno tutte le altre. Dalle rotte marittime al sistema finanziario, tutto dipenderà dal funzionamente del web, la cui portata e disponibilità sono in aumento per far fronte alla domanda. Entro cinque anni, il 90% del mondo sarà raggiungto dalle reti mobili a banda larga che avranno una portata ampiamente maggiore di quella che abbiamo oggi in Europa.

La governance di questa tecnologia in rapida evoluzione è gestita attraverso il modello multi-stakeholde, un’alquanto complicata biosfera di differenti istituzioni che si è rivelata di enorme successo proprio perché ha coinvolto una varietà di attori. Dalla comunità tecnolgica che l’ha spinta, a quella aziendale e al coinvolgimento del governo, si è facilitato lo sviluppo quasi eccessivamente dinamico dell’internet.

Con il forte aumento dell’importanza del mondo cibernetico, vi sono attori che entrano nella scena in modo altrettanto plateale. Due paesi in particolare, Cina e Russia, hanno concluso un accordo su ciò che definiscono “sicurezza dell’informazione” e che stanno cominciando ad attuare su larga scala. Imitando la filosofia che si applica a tutti gli aspetti delle loro società, lo scopo è quello di esercitare controllo su internet, gestendo i flussi d’informazione per garantire la sicurezza dei propri rispettivi regimi. Tra gli altri attori che hanno adottato questo approccio, coloro che, come gli iraniani o i sauditi, sono generalmente insospettiti dall’Occidente.

Quello che accadrà sarà estremamente importante. L’Internet Assigned Numbers Authority (IANA) è in transizione da un controllo americano ad uno di gruppo di stakeholder globali, un dato che appare sia irrelevante che di estrema importanza simbolica. Irrilevante perché il governo USA manterrà una funzione di “backstop” nella governance del web, un ruolo di ultima risorsa che non è mai utilizzato ed è limitato nell’attuazione nell’eventualità che tutto vada completamente fuori controllo. Simbolicamente, tuttavia, è enormemente importante poiché ha portato molte persone a credere che il governo americano controlli il mondo cibernetico. Questa idea ha ispirato quest’ultimo a cedere il controllo, a patto che vi sia un’organo che possa salvare il sistema da uno scenario disastroso. Il complicato processo di creazione di tale entità è al momento in corso.

Qualora, la transizione IANA fallisca, per un motivo o per l’altro, i cinesi e i russi si sentiranno rafforzati e potrebbero anche tentare d’imporre la propria versione d’ordine sul mercato globale emergente del web. La Cina in particolare è un importante, aggressivo e sempre più rilevante attore di questa sfera, che ha posto il web tra le cinque aree di priorità di governance.

Fino a questo momento l’Europa ha fatto molto poco. È ora di mettersi in gioco. Non solo abbiamo  bisogno di sviluppare una strategia esterna ma dobbiamo anche abbandonare l’approccio difensivo e protezionista se vogliamo competere digitalmente. Abbiamo un problema in Europa: nel in alcuni settori sono state imposte troppe regolamentazioni. Prendiamo come esempio l’industria dei taxi: io credo che quando si tratti di deregolamentare settori, le battaglie più feroci che si combattono in ogni paese riguardano questo settore, gestito come dalle gilde dell’epoca medievale. Quando guardiamo al consumo collaborativo, nell’economia europea si trovano diverse corporazioni che ricordano gilde. Tuttavia, i giovani si stanno spostando dalle gilde medievali al consumo collaborativo, creando problemi. Tali questioni non vengono risolte regolamentando il settore digitale ma cambiando la sovra-regolamentazione di altri settori. 

Tuttavia, non possiamo dimenticarci dei punti di  forza dell’Europa. Il settore del web in più rapida espansione è quello mobile ed è spinto dalla tecnologia europea, non americana. Prendendo come esempio la tecnologia dei telefoni cellulari, se americani e giapponesi hanno tentato di creare standard globali, sono gli europei che di fatto gli hanno inventati. Il circa il 50% del traffico internet mobile del mondo passa attraverso l’infrastruttura europea.

Questo mostra indubbiamente che vi è talento imprenditoriale in Europa; il problema è che questi talenti emigrano verso la cultura più innovativa della Silicon Valley. Un atteggiamento più difensivo non farà nulla per scoraggiare la fuga di cervelli. Dobbiamo rimettere in discussione la paura che abbiamo dei giganti unicorno della tecnologia americana. Dopo tutto, non erano presenti dieci anni fa e in un settore così immensamente dinamico, non vi è nulla che ci assicuri che fra altrettanto tempo saranno ancora  leader.

L’Europa non può guardare al presente ma deve invece creare le condizioni giuste per il futuro. Che sia internamente o esternamente, l’Europa deve creare l’ambiente giusto nel quale possa fiorire un web globale, aperto, libero e dinamico. È un interesse europeo essenziale e, fino ad ora, non ci siamo dimostrati all’altezza di questa sfida.