Idealpolitik o Realpolitik: il nuovo ma vecchio dibattito sulla politica estera tedesca

La Germania dibatte sulle proprie intenzioni basate sui valori o sugli interessi in ambito di politica estera

ECFR Alumni · Head, ECFR Berlin
Senior Policy Fellow

Una delle caratteristiche della continua ricerca tedesca di un nuovo ruolo di leader negli affari europei è l’interminabile dibattito sulla politica estera basata sui valori o sugli interessi. Sin dal 1970, due scuole di pensiero si sono scontrate nei dibattiti ed ambienti politici e nel mondo accademico. Una corrente afferma che la politica estera della Germania dovrebbe proiettare i valori e le regole del paese oltre i suoi confini, l’altra ritiene che la politica estera debba dare priorità agli interessi nazionali, cercando di equilibrare o mitigare i poteri opposti e controllare le esternità dei conflitti.

Finché l’Europa era divisa, questa dicotomia non si è mai completamente dispiegata; i termini del conflitto fra est e ovest sembravano aver allineato quelli ideologici e pragmatici. Dopo il 1990, invece, la situazione per la Germania è cambiata, inizialmente favorendo una politica estera basata sui valori. I limiti dell’ordine mondiale bipolare e il rischio di una guerra nucleare erano stati superati e l’“Idealpolitik” poteva essere messa in atto anche nell’Europa dell’est. Tuttavia, ora, con l’Europa dell’est rimasta indietro, con la Russia che sfida l’Europa stessa e con il fallimento delle Primavere arabe, la vecchia divisione tra le due scuole di pensiero della politica estera tedesca è di nuovo più forte che mai.

Comprensibilmente, questa discussione non è stata guidata dai partiti al governo della Grande Coalizione, dell’Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU) e dei Socialdemocratici di Germania (SPD). La loro leadership si focalizza sulle necessità quotidiane. Tuttavia, nei ranghi del partito e nelle fazioni parlamentari, le divisioni sui valori e gli interessi della politica estera sono ovvi. Fra i conservatori vi è una significativa minoranza che sostiene una linea più dura verso la Russia, basata su un approccio che privilegi i valori. Fra i social-democratici il campo è più piccolo ma, tra i membri del SPD e del parlamento, una critica basata sui valori crea problemi riguardo il sostegno ad alleati autoritari, come l’Egitto del Presidente Sisi, i stretti legami economici con la Cina e la vendita di armi all’Arabia Saudita.

Con CDU e SPD limitate dalle realtà di governo, il dibattito interno ai partiti d’opposizione è più interessante, anche se più incerto.

Il gruppo post-comunista Die Linke normalmente segue una linea inflessibile basata sui valori, in generale si oppone alla vendita di armi e ha sempre votato contro qualsiasi decisione che riguardi il coinvolgimento dell’esercito tedesco. Tuttavia, su Ucraina/Russia il partito è diviso: vi sono coloro che difendono la politica di Putin dando la colpa a un’Unione europea insistente ed espansionistica.

Alternative für Deutschland, nato come partito anti-euro ma che si è gradualmente spostato a destra dei conservatori, ha ripreso tali visioni sulla Russia- e questo potrebbe costituire un fattore di divisioni interne al partito prima delle elezioni generali nel 2017.

Un vero dibattito è nato all’interno dei Verdi in Germania. Membri e rappresentanti del partito hanno fermamente espresso il loro sostegno per “Maidan- Ucraina” e per una linea dura contro la Russia, criticando fortemente l’“approccio di Minsk” della Cancelliera Merkel. D’altro lato, questo partito fatica a risolvere una questione: come riconciliare le proposte basate sui valori con le crisi mondiali reali e i loro effetti.

Con il titolo “How to deal with authoritarian systems”, la Conferenza 2015 sulla Politica Estera della Heinrich Böll Foundation, la fondazione politica affiliata al partito dei Verde, è stata interamente dedicata alla divisione valori/interessi. Volutamente, la fondazione aveva anche invitato relatori da Germania, Europa, Stati Uniti e Asia che non condividevano necessariamente la visione prevalente all’interno del partito, trasformando quindi la conferenza (di cui ECFR Berlino era partner) in un formato per riflessioni ad alto livello. Il confronto con pensatori geopolitici, ma anche normativi, da tutto il mondo ha acceso un dibattito intenso, sia nei panel di discussione pubblici che in quelli privati.

Da questa conferenza sono emerse alcune lezioni chiave, che potrebbero e dovrebbero influenzare il dibattito tedesco nei prossimi mesi.

Primo: la politica estera tedesca ed europea sarà costretta a vivere fra politiche di potenza e governi autoritari. Questo richiederà un continuo contrappeso tra politiche basate su valori e realismo, bilanciando strategie e gradualismo. Su questo sfondo, e in assenza di una forte leadership degli USA, la Germania sarà sempre meno capace di scegliere fra interessi e valori, ma dovrà farsi portatrice di entrambi.

Secondo: guardando al vicinato orientale e meridionale, l’agenda democratica europea non ha un piano di politica estera realistico. Una politica mirata a sostenere un’agenda che “migliori le condizioni di vita” pare offrire più prospettive dell’attuale condizionalità, legata alla democrazia liberale.

Terzo: i valori “liberal-democratici” europei devono essere sostenuti all’interno dell’UE, con preoccupazioni per le tendenze illiberali di alcuni paesi, fra cui il trattamento di migranti, rifugiati e richiedenti di asilo politico e, non da meno, il modo in cui la solidarietà è applicata tra gli stati membri UE. Una posizione credibile di politica estera basata sui valori richiede una nozione coerente e condivisa dei valori europei nel paese.

E, infine, per quanto riguarda le realtà politiche all’estero, la politica estera tedesca e quella europea dovranno inevitabilmente far fronte alla mancanza integrità quando si confrontano con sfide di potere e crisi. Controllare conflitti e mantenere stabilità richiederà che sia Germania che Europa interagiscano e trattino con governi autoritari, anche quando questo non è gradito. Gli europei dovranno espandere significativamente le loro capacità di prevenire i conflitti e l’assistenza umantaria se vorranno difendere i loro “valori” in aree dove prevalgono i conflitti aperti.

Ai politici tedeschi questi dibattiti ricordano l’importanza di un’UE forte e coerente. Berlino dovrà anche comunicare meglio come vede l’equilibrio fra valori e interessi, e dove e quando uno debba prevalere sull’altro. Con i partner europei, la Germania dovrebbe appoggiare maggiormente coloro che sostengono i valori europei e continuare a dimostrare rispetto per visioni e preferenze che non condivide. I legami con gruppi pluralistici, ovunque essi operino, devono essere mantenuti. Tuttavia, gli europei dovranno anche comunicare con tutte le parti prontamente e con continuità.

Diversamente dal 1990, l’espansione della democrazia pluralista non guida le relazioni internazionali, anche se traina comunque i cambiamenti politici in molti luoghi nel mondo. Diversamente dal 2000, la convinzione nel potere formativo dell’occidente si è erosa notevolmente. I prossimi anni complicheranno gli affari internazionali e limiteranno ulteriormente l’abilità degli europei di determinare il proprio ambiente. Per la politica estera tedesca, non ci sarà spazio per dibattiti astratti. Affinché Berlino guidi la politica estera, deve creare una strategia che sia realistica e che aiuti a definire ruolo e scopo dei valori europei.