Elezioni in Turchia: quattro punti cruciali

Da possibili sanzioni in arrivo dagli Stati Uniti all’elezione di un nuovo “zar” economico, Erdogan ha ora le mani ben occupate

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Con le ultime elezioni Tayyip Erdogan è stato confermato presidente della Turchia, con un nuovo mandato ottenuto con il 52,5% dei voti. Sotto il nuovo sistema di governo, Erdogan è stato eletto per un periodo di cinque anni e, in veste di presidente con potere esecutivo, avrà ampia facoltà di nomina dei ministri per riformare le istituzioni turche.

Nonostante la vittoria, il suo partito di maggioranza, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), ha visto un declino dei voti già dalle elezioni del novembre 2015, che si conclusero con il 42,5%. Ciò ha dunque reso il presidente dipendente dal suo alleato ultra-nazionalista, il Partito del Movimento Nazionalista (MHP), sia in parlamento che al governo. L’AKP e il MHP si sono presentati alle elezioni con un unico biglietto da visita e questa coalizione continuerà a costituire la dinamica fondamentale della politica nazionale ed estera della Turchia. Il nazionalismo sarà il colore dominante del corpo politico turco.

Il principale candidato dell’opposizione, Muharrem Ince, questa domenica ha superato le aspettative alle urne, ottenendo, nel giro di sette settimane dalla dichiarazione della sua candidatura, un 30,5 % di voti, andando ben oltre alla media usuale del 25% del CHP. Nel caso riesca ad ottenere la guida del principale partito dell’opposizione, il Partito Popolare della Repubblica (CHP), Muharrem Ince sarà, per qualche tempo, un attore decisivo nella politica turca.

Quattro aspetti delle elezioni turche:

  1. Un paese ancora diviso

Nonostante i risultati elettorali indichino una vittoria decisiva per Erdogan, questi sottolineano, una profonda polarizzazione politica, evidenziata già durante il referendum dello scorso anno. Erdogan è stato eletto presidente per la prima volta nel 2014 con un 51,8% di voti. I risultati del referendum dello scorso anno sono essenzialmente stati un voto di fiducia alla sua presidenza, prova che ha superato con il 51% di voti.

Questa volta, in un’alleanza ufficiale con il partito ultra-nazionalista MHP, Erdogan ha guadagnato il 52,5%.

Tutto ciò indica il persistere in Turchia di una mappa politica “divisa”, con i laici Alawiti, gli operatori urbani e il partito pro-Curdi, il Partito democratico del popolo, fuori dal fronte di Erdogan. Benché vi siano differenti priorità ideologiche all’interno dell’opposizione, i loro numeri si sommano a quelli “dell’altra metà” della popolazione turca.

  1. L’economia, tema primario

La priorità per il Presidente turco sarà sicuramente quella di porre fine alle difficoltà economiche del Paese, che includono il declino della valuta turca, la lira, ma anche un ingente debito estero nel settore privato (di approssimativamente 340 miliardi di dollari). Gli economisti mettono in guardia rispetto all’eccessiva “sovraesposizione” dell’economia turca, dovuta al forte modello di crescita governativo e ad una propensione per ampi progetti infrastrutturali. Un progressivo rallentamento ed una riforma strutturale sarebbero necessari per evitare una brusca frenata o un ulteriore deprezzamento della lira, già in discesa del 20% dall’inizio dell’anno.

La comunità finanziaria è inoltre unanimemente concorde rispetto alla necessità di appianare lo stato di emergenza per  poter aumentare la fiducia degli investitori e attrarre capitale estero. Nell’ultimo periodo di campagna elettorale, Erdogan ha promesso di porre fine allo stato di emergenza, a causa, in parte, delle pressioni provenienti dall’opposizione, e questa mossa potrebbe essere in grado di mandare il giusto segnale ai mercati.

Ma non è abbastanza.

I dibattiti rispetto al consolidamento del potere all’interno del nuovo sistema presidenziale ruotano anche intorno a preoccupazioni economiche. L’avversione del Presidente turco per gli alti tassi di interesse e la pressione esercitata sulla banca centrale per mantenerli bassi, ha talvolta provocato ansia nei mercati e un deprezzamento della valuta. I mercati continueranno a svolgere un ruolo di “moderazione” rispetto al potere di Erdogan. Il nuovo sistema prevede la creazione della figura di uno “zar economico”, che riunisca in un unico Ministero quelli del Tesoro, Econ0mia, Finanze e Doganale. La maggior parte degli analisti suggerisce che i mercati potrebbero rispondere più favorevolmente ad un tecnocrate o ad un economista come l’attuale Ministro dell’Economia Mehmet Simsek o Naci Agbal, piuttosto che a qualcuno di più vicino ad Erdogan, come il genero Berat Albayrak.

La persona che Erdogan sceglierà c0me proprio “zar economico” darà anche un chiaro segnale al settore bancario turco e ai mercati rispetto alla direzione delle proprie politiche economiche.

  1. Atteggiamento conciliatorio nei confronti dell’Europa?

A differenza delle precedenti elezioni, durante questa campagna il governo turco è stato attento a non ingaggiare alcuno scontro con i propri alleati occidentali, soprattutto a causa del senso di vulnerabilità economica e della volatilità della lira. Il Presidente turco assumerà probabilmente un atteggiamento conciliatorio nei confronti dei suoi partner europei e degli Stati Uniti, nel corso di questo mandato. Il portavoce della Presidenza  Ibrahim Kalin è tra i nomi considerati per una posizione al Ministero degli Esteri.

Mentre intraprendere un cammino di riforma per risollevare le sorti del tormentato processo di adesione turco all’UE non sembra sia uno scenario probabile o una priorità strategica, l’avvio del dibattito sulla modernizzazione dei sindacati invece si. Ankara ritiene che un tale annuncio veicolerebbe il giusto messaggio per i mercati finanziari in Turchia e in Europa, e sarebbe in grado di risollevare lo stato di emergenza, come concessione.

Le relazioni della Turchia con l’Unione Europea e gli Stati Uniti manterranno un carattere prettamente commerciale nel corso del prossimo mandato. Mentre l’accordo migratorio con l’Europa e il congelamento del processo di adesione hanno dato vita ad una sorta di equilibrio con l’UE, il prosieguo delle relazioni bilaterali e commerciali sarà una priorità per Ankara.

  1. Le sanzioni americane sono sul tavolo, ma potrebbero essere negoziate in un secondo momento

Nel frattempo,  è probabile che la gestione delle principali questioni tra Ankara e Washington si tradurrà in un difficile ma necessario compromesso (“do ut des”?) nel prossimo mandato.

Per Washington, il destino dei cittadini americani detenuti in Turchia, compreso il pastore Andrew Brunson, e la possibilità di dissuadere Ankara dall’acquisire i sistemi anti-missile russi S-400 sono le principali priorità. Anche se il Congresso americano fosse pronto a sanzionare il governo turco per il caso Brunson, è probabile che l’udienza del 28 luglio condurrà alla liberazione del missionario americano, o ad un trasferimento dalla prigione agli arresti domiciliari. Allo stato attuale, il caso è del tutto simile a quello dell’incidente del giornalista tedesco Deniz Yucel e alle negoziazioni con la Germania per il suo rilascio.

Se, ad un certo punto, la risoluzione del caso Brunson avrà la meglio sul governo turco, l’intenzione di acquistare gli S-400 continuerà a covare nel corso dell’estate. Ancora una volta, il Congresso americano ritiene l’acquisto passabile di sanzioni e ha già segnalato il divieto per la Turchia di acquisire i jet da combattimento F-35 se la vendita dovesse andare in porto. E’ possibile, anche se non garantito, che in cambio dell’indulgenza sulla multa del Tesoro americano imposta alla Halkbank turca per la violazione delle sanzioni all’Iran, Ankara potrebbe considerare di non istallare gli S-400 o di non acquistare i missili Patriots, di produzione americana, insieme all’attrezzatura russa.