È una questione di (geo)economia: perché l’accordo UE-India va oltre il commercio 

L’Unione Europea e l’India hanno concluso il più grande accordo commerciale della loro storia. Gli europei beneficeranno di dazi più bassi nelle esportazioni verso l’economia a più rapida crescita del G20, nonché di legami geoeconomici potenzialmente rivoluzionari

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Container con bandiere dell’UE e dell’India su un camion. Foto simbolica dell’accordo di libero scambio tra l’UE e l’India
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In occasione del vertice UE-India a Nuova Delhi, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro indiano, Narendra Modi, hanno annunciato la conclusione di un accordo commerciale molto atteso, che riduce drasticamente i dazi reciproci in numerosi settori industriali chiave.  

Molti beni europei, come quelli del settore automobilistico e della meccanica  , vedranno i dazi ridursi progressivamente da livelli proibitivi, rispettivamente del 110% e 40%, al 10% e allo 0%. Per l’India, un paese tradizionalmente protezionista, si tratta di un impegno di liberalizzazione senza precedenti e particolarmente generoso se confrontato con l’accordo firmato nel luglio 2025 con il Regno Unito, a testimonianza della maggiore leva economica dell’Unione europea. 

La madre di tutti gli accordi  

Entrambe le parti hanno uno sponsor improbabile (e riluttante) nel presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Se i negoziati ventennali sono sfociati in un accordo significativo dopo oltre un decennio di stallo, l’UE e l’India devono “ringraziare” Trump per l’aumento dei dazi contro Nuova Delhi, il suo avvicinamento al Pakistan e per le sue continue minacce nei confronti dei paesi europei, che spaziano dall’imposizione di dazi doganali fino a vere e proprie minacce di annessione territoriale. 

L’oscillazione della politica statunitense è stata determinante nello spingere l’UE e l’India a raggiungere un accordo che, fino a poco tempo fa, sembrava difficile da conseguire. L’India, alle prese con i dazi statunitensi, cerca maggiore solidità nelle proprie relazioni commerciali, mentre l’Europa punta alla diversificazione per ridurre la dipendenza da un’amministrazione americana sempre più imprevedibile. 

Tuttavia, nonostante entrambe le parti lo celebrino come la “madre di tutti gli accordi”, a una prima analisi esso sembra avere più valore retorico e politico che reale rilevanza economica per l’UE. Dopotutto, l’India rientra a malapena tra i primi dieci partner commerciali dell’Unione: nel 2024 il blocco ha esportato più verso la Norvegia che verso l’India, nonostante il PIL del paese nordico sia nove volte inferiore. 

A ciò si aggiunge il fatto che l’eliminazione graduale dei dazi nel settore automobilistico richiederà un decennio, periodo durante il quale gli esportatori europei continueranno a pagare dazi elevati per i veicoli che non rientrano nelle quote concordate. L’accordo esclude inoltre numerosi prodotti dal mercato agricolo indiano, fortemente protetto. Non verranno aboliti i dazi su beni sensibili come latticinicereali e pollame, sebbene l’India ridurrà drasticamente quelli proibitivi su bevande alcoliche e olio d’oliva. 

Inoltre, l’accordo produrrà benefici concreti per entrambe le parti solo quando saranno adeguatamente affrontate altre aree di attrito, come gli standard di sostenibilità. Se a ciò si aggiunge la distanza geografica tra Europa e India, è comprensibile che molti europei si chiedano come un accordo di questo tipo possa davvero rappresentare una svolta per l’UE, anche qualora si realizzasse l’aspettativa di un raddoppio del commercio bilaterale entro il 2032.  Dunque, cosa lo rende davvero così rilevante? 

Salvaguardare il commercio e dividere i BRICS 

In realtà, questo accordo va ben oltre il commercio bilaterale. Per l’Europa, rappresenta il primo passo verso la costruzione di un partenariato più ampio con l’economia del G20 a più rapida crescita. L’accordo è fondamentale per salvaguardare un sistema commerciale multilaterale globale che viene progressivamente smantellato dai dazi statunitensi, dalle restrizioni alle esportazioni cinesi e da altre misure unilaterali. In un contesto simile, la strategia più efficace consiste nel costruire una rete ampia e diversificata di partner, per garantire un commercio prevedibile e aperto tra i suoi membri. L’accordo commerciale UE-India risponde esattamente a questa esigenza, includendo il 25% della popolazione mondiale all’interno di un sistema commerciale condiviso

Tuttavia, il valore più significativo dell’accordo è di natura geoeconomica. L’India e il Brasile sono i membri dei BRICS che più fermamente resistono ai tentativi di Pechino (e di Mosca) di trasformare il gruppo in un’alleanza anti-occidentale. Nonostante una struttura relativamente flessibile e profonde divisioni interne, i BRICS rappresentano una piattaforma di coordinamento cruciale per i paesi che mettono in discussione il sistema di governance globale guidato dagli Stati Uniti. I loro membri rappresentano oltre il 40% della popolazione mondiale e il 24% del commercio globale. Entro il 2050, si prevede che il gruppo raddoppierà il proprio PIL complessivo, superando quello del G7. 

Mentre Cina e Russia mirano a costruire un sistema alternativo, India e Brasile cercano di preservare il multilateralismo, ma adattandolo ai nuovi equilibri di potere globali. In questo contesto, l’accordo commerciale UE-India è destinato a diventare lo strumento più efficace di Bruxelles per consolidare il partenariato con Nuova Delhi. Potrebbe inoltre impedire che l’India scivoli nel campo più apertamente anti-occidentale di Cina e Russia. 

Le potenze emergenti fondamentali per l’Europa  

L’Europa si trova ad affrontare un rapido invecchiamento della popolazione, una quota in calo nel commercio globale e relazioni transatlantiche sempre più problematiche. Per consolidare la propria forza economica, deve ora guardare oltre i propri confini. 

Ciò implica la costruzione di partenariati efficaci con potenze emergenti che condividano le preoccupazioni europee in materia di un commercio basato su regole, la trasformazione tecnologica e la sicurezza economica. L’Europa, insieme a questi attori, può costituire un polo geoeconomico in grado di influenzare gli equilibri globali. 

L’accordo commerciale UE-India segue a ruota quello con il Mercosur. Anziché lamentare la fine di un ordine mondiale da cui hanno tratto beneficio, gli europei stanno finalmente valorizzando i propri punti di forza in ambito commerciale. Hanno avviato la costruzione di un nuovo sistema che consenta loro di restare centrali nel mondo di domani. 

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