Crimea: cosa vuole Putin?

Cosa significa la Crimea per Putin e cosa dovrebbe fare l'Europa

ECFR Alumni · Former Senior Policy Fellow

Mosca è stata colta di sorpresa dalla deposizione del Presidente Viktor Yanukovych avvenuta in seguito alle pressioni del movimento Maidan. Anche se Yanukovich non è mai stato il presidente filo-russo che Mosca desiderava, era comunque un tipico leader post-sovietico. Corrotto, egoista e malleabile, si adattava bene alle consuetudini della politica russa. Con la sua espulsione, Mosca si è trovata improvvisamente senza il “suo uomo” a Kiev. Fino a quel momento, a parte mettere pressione su Yanukovich per risolvere la situazione delle proteste a Maidan (utilizzando la forza, se necessario), Putin si era limitato ad osservare gli eventi da lontano. Anche quando i ministri degli esteri di Germania, Polonia e Francia sono intervenuti per prevenire l’eventualità di una sanguinosa guerra civile, Putin non ha reagito inviando i propri “falchi”. Al contrario, ha preferito inviare Vladimir Lukin, diplomatico cauto e di esperienza. Questo dimostra come Putin abbia sottovalutato la situazione e abbia sperato di poter utilizzare “il bastone e la carota” per influenzare la politica ucraina.

La situazione è cambiata radicalmente con la destituzione di Viktor Yanukovic e la presa di potere da parte di un Parlamento pro-europeo. In momenti di crisi Putin tende ad agire in modo forte ma molto tradizionale. Circondato dai “falchi”, Putin si era reso conto che stava rischiando di perdere l’influenza sul vicino più importante e che tale perdita avrebbe avuto profonde conseguenze geopolitiche. Il fallimento nell’esercitare la propria influenza sull’Ucraina attraverso il soft power ha portato la Russia a servirsi dell’hard power. Il passo logico successivo nei pensieri di Putin è stato quello di prendere il controllo della Crimea e, in caso, conquistarla. La Crimea è la parte più debole dell’Ucraina: circa il 60% dei suoi abitanti sono di etnia russa e la flotta russa del Mar Nero ha la propria base a Sebastopoli. Il concetto strategico dietro la celata invasione di Putin è quello di costruire una nuova Transnistria o Abcazia su territorio ucraino come mezzo per esercitare un controllo indiretto sul secondo paese più popoloso dell’area post-sovietica.

Gli spin-doctor del Cremlino ritengono che un governo pro-europeo a Kiev non solo favorirebbe un accordo di libero scambio con Bruxelles e successivamente l’integrazione nell’UE, ma promuoverebbe un’eventuale adesione alla NATO. Ciò rappresenterebbe un disastro geopolitico per la leadership russa. Al contrario, una Crimea indipendente o controllata da Mosca potrebbe giocare un ruolo importante nell’influenzare le politiche di Kiev, con o senza un governo pro-europeo. Mosca non ha nessun interesse nell’annettere parte dell’Ucraina – i costi economici e politici sarebbero semplicemente troppo alti. L’azione russa in Crimea ha già causato grandi perdite in borsa per il rublo russo e per Gazprom. Una guerra totale avrebbe conseguenze ancora più gravi per le politiche interne ed economiche della Russia. Sarebbe meglio per la Russia che la Crimea continuasse a far parte dell’Ucraina, tuttavia restando sotto il controllo di Mosca. Per questo motivo, il consigliere di Putin sull’integrazione Eurasiatica, Sergei Glazyev, ha chiesto, in un’intervista risalente allo scorso febbraio, la federalizzazione dell’Ucraina. Questo potrebbe aiutare a portare il sud-est dell’Ucraina più vicino all’Unione Doganale guidata dalla Russia.

La decisione strategica di Putin simboleggia non solo il fallimento del soft power russo in Ucraina, ma anche il deterioramento delle relazioni con l’UE e con gli Stati Uniti. Putin non ha nessun interesse in uno scontro con l’Occidente, come dimostrato dal suo tentativo di legittimare l’azione militare ricorrendo al diritto internazionale. Tuttavia, non può accettare una potenziale perdita dell’Ucraina. La svolta a Occidente dell’Ucraina potrebbe minare fatalmente la sua stessa posizione. Il movimento di Maidan è un precedente per la politica interna russa e mina il progetto chiave della politica estera del terzo mandato di Putin, l’Unione Economica euroasiatica. Perdere l’Ucraina significa perdere l’impero, e abbandonare le ambizioni regionali di potere.

Data l’importanza dell’Ucraina per l’Europa, l’UE deve rispondere in modo diverso dal precedente georgiano. L’Europa ha bisogno di un governo stabile a Kiev e deve assicurare la presenza di osservatori internazionali sul territorio della Crimea. Una missione OCSE sarebbe un primo importante passo per prevenire ulteriori azioni militari russe. Sanzioni immediate sulla Russia irrigidirebbero la posizione di Putin e rafforzerebbero i falchi nel Cremlino, generando un effetto opposto a quello desiderato. Le sanzioni però devono essere sul tavolo e devono essere molto più esaustive di quelle discusse al momento. Per avere effetto, esse dovrebbero comportare il congelamento dei rapporti economici, degli investimenti e delle esportazioni energetiche. Tuttavia, è ancora troppo presto per mettere in atto misure così drastiche. Se l’UE e gli stati membri assumessero maggiore responsabilità nei confronti dell’Ucraina e contribuissero alla stabilizzazione economica e politica di Kiev e allo sviluppo di una missione internazionale in Crimea, Bruxelles potrebbe impedire l’occupazione della Crimea stessa. La cosa più importante è far sì che il governo di Kiev non si senta abbandonato, cosa che lo renderebbe più propenso a reagire alle provocazioni russe.

Il coinvolgimento della NATO non deve essere preso in considerazione in quanto impedirebbe qualsiasi risoluzione dello stallo con Mosca. Inoltre, andrebbe contro il volere di molti ucraini e non aiuterebbe la posizione geopolitica del paese. Allo stesso tempo, l’Europa ha bisogno di discutere con Kiev e Mosca le proprie relazioni di lungo periodo. Bisognerebbe costituire un forum trilaterale in cui possa essere discusso il futuro dell’integrazione economica dell’Ucraina con l’UE nel contesto dei requisiti dell’Unione Economica euroasiatica, degli accordi di libero scambio con l’UE, del transito di gas in Ucraina e delle soluzioni politiche per la Crimea come parte integrante di un’Ucraina sovrana. Se l’UE esiterà, la Russia userà quest’opportunità per creare una nuova zona di conflitto post-sovietico su territorio ucraino. Se l’UE mostra unità, responsabilità e disponibilità ad investire seriamente in Ucraina, può ancora contribuire alla risoluzione della situazione. Questo è un momento decisivo per l’intera regione post-sovietica in quanto vi è la possibilità che possa costituirsi un precedente pericoloso. Se l’UE gestisse correttamente tale momento, potrebbe nuovamente dimostrare che Putin è forte solo quando l’Occidente è debole.