Alla ricerca di un modus vivendi: ecco perché l’Europa dovrebbe incoraggiare il dialogo tra Turchia ed Egitto

Facilitando il riavvicinamento tra Il Cairo e Ankara, i governi europei potrebbero fare passi avanti verso l’obiettivo strategico di stabilizzare il Medio Oriente e Nord Africa

"Egyptian and Libyan Flags"gr33ndata CC BY-ND

Per gran parte del decennio appena trascorso, la rivalità tra Egitto e Turchia è stata tra le principali cause di instabilità in Medio Oriente e Nord Africa. Tuttavia, potrebbe essersi aperta una finestra di opportunità per ridurre le attuali tensioni, alla luce della corrente tregua in Libia e delle recenti aperture turche sulle negoziazioni nel Mediterraneo Orientale. I Paesi europei dovrebbero sostenere qualsiasi tentativo del Cairo e Ankara di sfruttare questo periodo favorevole per discutere sulle questioni regionali: tale iniziativa diplomatica potrebbe infatti portare risultati significativi per la risoluzione delle crisi in Libia e nel Mediterraneo orientale, dove l’attuale rivalità tra i due paesi danneggia gli interessi europei.

La competizione tra Egitto e Turchia affonda le sue radici nel periodo della presa di potere militare dell’attuale Presidente Abdelfattah al-Sisi nel 2013, che ha determinato la deposizione del precedente governo legato alla Fratellanza Musulmana di Mohammad Morsi, sostenuto dalla Turchia. Da allora, Egitto e Turchia si trovano su due campi opposti: Il Cairo si è schierato con l’alleanza guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti (EAU) per contrastare gli islamisti, che sono percepiti come una minaccia da questi Paesi. Ankara ha invece creato un legame politico con il Qatar. L’attuale competizione ha effetti dirompenti in Libia, dove i due Paesi sostengono fazioni rivali. Tale tensione si riflette poi anche sul Mediterraneo orientale, dove l’Egitto e la Turchia si trovano di nuovo su fronti opposti per varie ragioni politiche ed energetiche.

Alcune capitali europee – come Parigi e Atene – continuano a considerare Il Cairo come un alleato utile a contenere Ankara. Un approccio più efficace potrebbe invece essere quello di incoraggiare il governo turco a dialogare, quantomeno informalmente, con il rivale egiziano, proseguendo sulla scia dei contatti intrapresi a porte chiuse dal governo turco nelle ultime settimane. Tale mossa sembrerebbe, infatti, anticipare una svolta pragmatica nella politica estera turca, che aiuterebbe l’Europa nell’intento strategico di stabilizzare la regione.

Le prospettive di dialogo

In Libia, Ankara supporta il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, mentre Il Cairo è il principale sostenitore delle Forze Armate Arabe Libiche (LAAF), guidate dal Generale Khalifa Haftar e formalmente sotto l’autorità dalla Camera dei Rappresentanti di Tobruk (HoR). La Turchia ha scelto questo posizionamento strategico per preservare i propri interessi politici ed economici in Libia, e tutelarsi dal rischio di essere esclusa dal Mediterraneo orientale dai suoi rivali regionali ed europei. Per quanto riguarda l’Egitto, l’interesse principale è invece evitare che un governo ostile, considerato vicino agli islamisti, possa controllare il suo confine occidentale, generando uno scenario che avrebbe gravi ripercussioni politiche e di sicurezza.  

La Turchia e l’Egitto hanno per lungo tempo considerato i loro interessi in Libia come opposti, ma ora hanno un’opportunità per negoziare. Ankara sta attraversando un periodo di difficoltà finanziaria e rischia di essersi esposta su troppi fronti: dalla Siria al Nagorno-Karabakh, dal Mediterraneo orientale alla Libia. Nonostante la Turchia intenda preservare i propri interessi in Libia, è possibile che sia disposta a raggiungere un compromesso su questo dossier, in quanto la questione libica non riguarda alcun tema divisivo dal punto di vista interno, come invece nel caso della questione curda in Siria. Inoltre, avendo aiutato il GNA a respingere l’attacco militare di Haftar su Tripoli nel 2020, Ankara ritiene che i suoi alleati libici siano in una posizione più sicura rispetto al recente passato. Dopo avere ottenuto un riconoscimento dei suoi interessi in Libia, la Turchia sarebbe dunque più disposta a negoziare rispetto al passato.

Il Cairo è consapevole che l’attuale equilibrio militare impedisce ad Haftar di riportare una vittoria, e che sarà necessario discutere con il GNA per stabilizzare il Paese e proteggere i propri interessi, o addirittura per ridurre l’influenza della Turchia. L’Egitto potrebbe essere propenso a portare avanti una politica estera in autonomia per quanto riguarda la Libia, anche se i suoi alleati nel Golfo, in particolare gli EAU, appaiono convinti di sostenere Haftar con l’obiettivo di erodere l’attuale influenza della Turchia nella regione. Negli ultimi mesi, l’Egitto ha cercato di mettere in secondo piano Haftar, promuovendo il Presidente della Camera dei rappresentanti, Aguileh Saleh, come principale rappresentante in Libia. Inoltre, rappresentanti egiziani hanno incontrato Bashagha, attuale Ministro degli interni del GNA, e l’Egitto ha inviato una delegazione diplomatica a Tripoli. Queste iniziative informali stanno facendo progressi, anche se lentamente. La prospettiva che la Turchia e l’Egitto, che si sono aspramente fronteggiate in Libia, possano dialogare non è più remota come in passato.

L’Europa può sostenere questo riavvicinamento, che avrebbe il merito di ridurre le tensioni nel Mediterraneo orientale e, più in generale, nella regione. In anni recenti, l’Egitto ha portato avanti una politica comune con Grecia, Cipro e Israele per limitare Ankara nel Mediterraneo orientale. Tra queste iniziative, c’è stata la decisione di escludere Ankara dal Forum regionale del Gas, fondato al Cairo nel gennaio 2019. Gli Emirati Arabi Uniti si sono uniti al Forum come osservatori nel dicembre del 2020, rafforzando così l’impressione che tale istituzione intenda escludere la Turchia.

In questo contesto, i Paesi europei dovrebbero incoraggiare Ankara a includere nei negoziati una discussione riguardo alla ripartizione del gas estratto nella regione. Per esempio, Il Cairo potrebbe utilizzare i propri impianti di rigassificazione per l’esportazione del gas estratto nelle concessioni turche in Libia, offrendo in cambio ad Ankara che parte di questo gas raggiunga la Turchia. In ultima analisi, le tensioni bilaterali sono legate a questioni politiche più che economiche, ma un compromesso potrebbe incentivare i due rivali a trovare un accordo generale, che dia inoltre una risposta alle preoccupazioni turche riguardo al rischio di esclusione dalla regione.

Perché ottenere una garanzia reciproca è nell’interesse dell’Unione Europea

Rimangono molti ostacoli all’apertura di relazioni ufficiali tra Ankara e Il Cairo. Persiste, infatti, una profonda e radicata ostilità e mancanza di fiducia reciproca. Inoltre, entrambi i Paesi non intendono pagare il prezzo politico di fare un passo indietro. Per quanto riguarda l’Egitto, tale iniziativa potrebbe mettere in crisi i suoi rapporti con gli alleati cruciali del Golfo, in particolare gli Emirati Arabi Uniti. D’altro canto, il Presidente Recep Tayyip Erdogan ha criticato sia quello che ha definito un golpe in Egitto sia lo stesso Presidente al-Sisi, rendendo quindi difficile fare un passo indietro.

Tuttavia, anche solo un parziale miglioramento delle relazioni tra Turchia ed Egitto potrebbe essere utile nell’intento europeo di stabilizzare il Medio Oriente e il Nord Africa. Per quanto l’Europa abbia le carte per supportare un tentativo in questo senso, tale cambiamento non può certo prescindere da un mutamento della politica estera del Cairo e Ankara con l’obiettivo di stabilire forti relazioni diplomatiche e politiche.

In questo quadro, alcuni Paesi europei dovrebbero impegnarsi per evitare che le loro attuali rivalità possano ostacolare il riavvicinamento tra Egitto e Turchia, continuando allo stesso tempo a negoziare con Ankara su varie questioni divisive. L’Italia potrebbe essere la principale promotrice di tale iniziativa, anche grazie ai propri rapporti positivi tanto con l’Egitto quanto con la Turchia dal punto di vista energetico e politico. Lavorando insieme ad altri Stati europei, come la Germania, Roma potrebbe incoraggiare i due Paesi ad aprire un negoziato.  In ultima analisi, l’Italia dovrebbe spingere Il Cairo a dare seguito alla recente apertura della Turchia in Libia. Tale impegno potrebbe costituire una base per affrontare la disputa tra Turchia ed Egitto nel Mediterraneo orientale e, infine, aprire uno spazio di discussione tra le capitale europee e Ankara sulla definizione dei loro rapporti politici.