Un approccio strategico verso la Siria

Ieri ECFR ha pubblicato la quarta edizione dello European Foreign Policy Scorecard, una valutazione omnicomprensiva della politica estera europea in sei aree chiave – le relazioni con gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, l’Europa allargata e il Medio Oriente e Nord Africa, e della performance dell’Europa nelle istituzioni multilaterali e nella gestione delle crisi – e dei 28 stati membri dell’UE. Il 2013 è stato un buon anno rispetto ai tre anni precedenti: la relazione con la regione del Medio Oriente e Nord Africa è sicuramente da annoverare tra i miglioramenti.

Silvia Francescon
ECFR Alumni · Head, ECFR Rome Office

Ieri l’ECFR ha pubblicato la quarta edizione dello European Foreign Policy Scorecard, una valutazione omnicomprensiva della politica estera europea in sei aree chiave – le relazioni con gli Stati Uniti, la Cina, la Russia, l’Europa allargata e il Medio Oriente e Nord Africa, e della performance dell’Europa nelle istituzioni multilaterali e nella gestione delle crisi – e dei 28 stati membri dell’UE. Il 2013 è stato un buon anno rispetto ai tre anni precedenti: la relazione con la regione del Medio Oriente e Nord Africa è sicuramente da annoverare tra i miglioramenti.

Tuttavia, nonostante la valutazione positiva ottenuta dall’Europa per i suoi progressi, la Siria resta una questione cruciale e irrisolta. Se le relazioni con l’Iran possono essere considerate un successo per l’Europa, altri attori rilevanti della regione, come la Siria, non sono stati tra i destinatari del messaggio sotteso alla visione politica e strategica dell’Europa. L’Europa ha fallito nella sua Politica di Vicinato, ma ciò non ha impedito ad alcuni stati membri come l’Italia, la Francia, la Gran Bretagna, la Germania, la Polonia e la Svezia di costruire una strategia per rispondere alla crisi.

Per quanto riguarda l’approccio dell’Italia alla Siria, il governo ha sempre sostenuto la soluzione politica come unico modo per risolvere lo stallo militare e politico. Tuttavia, la priorità ora è fermare lo spargimento di sangue. Il governo italiano sta lavorando per fermare il massacro seguendo tre percorsi: un immediate cessate il fuoco, un incremento degli aiuti umanitari e il disarmo delle armi chimiche.

L’azione più urgente è convincere il governo siriano a porre immediatamente fine alle violenze. Durante il suo discorso a Ginevra II, il ministro degli esteri Emma Bonino ha chiaramente chiesto l’immediato cessate il fuoco ponendo l’accento sulla responsabilità dello stato di proteggere i propri cittadini. Una Siria pluralistica e democratica è possibile, ma c’è bisogno di tempo e dello sforzo unanime di tutte le parti interessante prima che ciò diventi realtà. Nel frattempo, la popolazione siriana chiede di essere salvata.

La parte umanitaria non deve essere disgiunta dalla strategia politica in quanto, come ha affermato la Bonino durante un incontro degli Amici della Siria a Parigi, “non è possibile parlare di futuro se non garantiamo un presente alla popolazione siriana”. L’Italia si è impegnata seriamente per affrontare il problema della tragedia umanitaria in Siria. Non a caso secondo lo Scorecard 2014 l’Italia è stata un leader nella gestione della questione dei rifugiati siriani destinando “una significativa percentuale dei suoi limitati fondi alla crisi”. Inoltre, come prova del proprio impegno, il prossimo 3 febbraio l’Italia ospiterà una conferenza umanitaria sulla Siria su richiesta di Valerie Amos, il Sotto Segretario Generale e Coordinatore dei Soccorsi di Emergenza per l’Ufficio per il coordinamento degli Affari Umanitari dell’ONU, con lo scopo di delineare azioni condivise per un rapido cessate il fuoco e di facilitare l’invio di aiuti umanitari alla popolazione locale. 

Dulcis in fundo, il disarmo delle armi chimiche è la componente finale per la completa risoluzione del conflitto. Finora, l’Italia ha svolto un ruolo importante nelle operazioni di disarmo. Sessanta container di agenti chimici provenienti dalla Siria saranno trasferiti da una nave danese ad una statunitense nel porto di Gioia Tauro, nel Sud Italia. Durante una recente audizione parlamentare, il Premio Nobel e Direttore Generale dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) Ahmet Üzümcü ha definito il contributo italiano come fondamentale per il raggiungimenti dei difficili obiettivi del disarmo siriano e della costruzione di una zona priva di armi di distruzione di massa in Medio Oriente.

I continui e notevoli impegno del governo italiano per la risoluzione del conflitto Siriano sono confermati dagli esiti dello Scorecard. Secondo il rapporto, l’Italia è tornata alla ribalta nel 2013: mentre nel 2010 e nel 2011 l’Italia si è concentrata di più sulle questioni di politica interna, dal 2012 e in particolar modo dal 2013, l’Italia è stata in grado di essere protagonista sia a livello europeo che internazionale: ha guidato in 9 componenti su 66 e ha bloccato solo in 2 componenti – risorse finanziare per l’aiuto umanitario e la questione energetica con la Russia.

Queste conclusioni dimostrano come spesso l’impatto sulla politica estera dipenda dalla volontà politica e non necessariamente dalle risorse a dis