La disoccupazione dell’eurozona

I Ministri di Francia, Germania, Spagna e Italia si incontrerano a Roma questa settimana per discutere della disoccupazione giovanile e per introdurre nuove riforme per rilanciare la crescita e la competività. La posta in gioco è il Progetto Europeo.

ECFR Alumni · Head, ECFR Rome Office

La disoccupazione dell'eurozona

I Ministri di Francia, Germania, Spagna e Italia si incontrerano a Roma questa settimana per discutere della disoccupazione giovanile e per introdurre nuove riforme per rilanciare la crescita e la competività. La posta in gioco è il Progetto Europeo. Il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schauble, lo ha descritto come una “battaglia per l’unità europea”, ed ha parlato di rivoluzione se il modello del welfare  europeo venisse abbandonato. La mancanza di lavoro è un’emergenza ed è un buon segno che sia al primo posto nell’agenda del prossimo Consiglio Europeo (di giugno). Il presidente Van Rompuy ha ufficialmente dichiarato che il numero di disoccupati in Europa, specialmente per quanto riguarda i giovani, è a livelli di record. E’ importante che i leader europei  stiano affrontando insieme questioni sociali ed economiche. La Commissione Europea ha proposto una serie di misure nel quadro del Youth Employment Package: la European Alliance for Apprenticeship verrà lanciata verso la fine di luglio; la raccomandazione di istituire un Youth Guarantee è stata rapidamente adottata dal Consiglio; l’importanza di discutere della disoccupazione giovanile è stata sottolineata nel Compact for Growth and Jobs. Nel giugno 2012 il Consiglio Europeo ha rindirizzato all’UE fondi per aiutare 800.000 giovani provenienti dalgi otto paesi più colpiti dalla crisi. Lo scorso febbraio, la Commissione ha anche destinato 6 milioni di Euro per la Youth Employment Initiative inseriti nel budget dell’UE dei prosismi sette anni.  Certamente, come suggeriscono gli scoraggianti dati sulla disoccupazione giovanile, queste misure non risolveranno il problema.

Quello che è veramente necessario sono le riforme, come ha sottolineato il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi. La BCE non interverrà  per risolvere le insolvenze dei paesi. Ha garantito che non verrà aumentata la rata di inflazione per risolvere il problema del debito, e che le rate di interesse faranno tornare la fiducia nel ritorno nella zona euro. Draghi ha proposto che i paesi indebitati seguano l’esempio delle riforme attuate dalla Germania nel 2003. Queste coraggiose riforme (prima di tutto la riforma del lavoro) hanno probabilmente portato al crollo elettorale del Cancelliere Schroeder, ma a lungo termine hanno permesso alla Germania di soffrire meno durante la crisi.

In Italia, la terza economia dell’euro zona,  la situazione è peggiore che in altri paesi, proprio perchè negli ultimi 20 anni non sono state attuate ed implementate riforme strutturali. Nonostante un timido recupero nel 2010, dalla metà del 2011 l’Italia è rimasta bloccata nella più lunga recessione mai vissuta e la disoccupazione ha raggiunto livelli da record. Nell’ultimo trimestre del 2012, il PIL dell’Italia è sceso del 0.9%, e il PIL reale del 2.4%. I consumi privati si sono contratti di oltre il 4% e anche i consumi pubblici hanno subito una battuta d’arresto in seguito alle severe misure fiscali. Il nuovo governo vorrebbe utilizzare 1 milione di euro per ridurre le tasse per le imprese in modo che possano assumere giovani con contratti a tempo indeterminato. Nell’ultimo decennio la competitività dell’Italia è in calo: il costo del lavoro reale per unità è cresciuto più in fretta dei ritmi produttivi, e più in fretta di qualsiasi altro paese dell’euro zona. Fin dalla creazione dell’Euro, i costi lavorativi dell’Italia sono cresciuti del 30% in più della media delle altre aree. I costi reali del lavoro sono aumentati del 0.7% nel 2012.

Secondo le ultime stime Eurostat, nell’aprile 2013 26.588.000 persone nei 27 paesi dell’UE erano disoccupate, di cui 19.375.000 nell’euro zona (EA-17).  Un aumento di 104.000 disoccupati nei 27 paesi dell’UE e di 95.000 nell’euro zona, rispetto a Marzo. Con riferimento al 2012, i disoccupati sono cresciuti di 1.673.000 unità nei 27 paesi dell’UE e di 1.644.000 nell’euro zona. I disoccupati dell’ EA-17 sono cresciuti dall’11.2% dall’aprile 2012 al 12.2% dell’aprile 2013; nei 27 paesi dell’UE è cresciuto dal 10.3% all’11% nello stesso periodo. Tra gli stati membri, i tassi più bassi di disoccupazione sono stati registrati in Austria (4.9%), Germania (5.4%) e Lussemburgo (5.6%);  i tassi più alti in Grecia (27% a febbraio), Spagna (26.8%) e Portogallo (17.8%).

La crisi economica ha colpito in particolar modo i giovani. Sin dall’inizio del 2009, il tasso di giovani disoccupati dei 27 paesi dell’UE era più alto di quello dell’euro zona tra il 2000 e la prima metà del 2007. Da allora e fino al 2010, questi due tassi sono stati molto vicini. Tuttavia verso la metà del 2012 il tasso di giovani disoccupati nell’euro zona ha superato quello dei 27 paesi dell’UE.

Nell’aprile 2013, 5.627.000 giovani under 25 erano disoccupati nei 27 paesi dell’UE, dei quali 3.624.000 nel EA-17. Nell’aprile 2013, il tasso di disoccupazione giovanile era del 23.5% nei 27 paesi dell’UE e del 24.4% nell’euro zona, mentre nel 2012 il 22.6% in entrambe le zone. Nell’aprile 2013 i tassi più bassi si sono riscontrati in Germania (7.5%), Austria (8.0%) e Olanda (10.6%) ; i tassi più alti in Grecia (62.5% a febbraio 2013), Spagna (56.4%), Portogallo (42.5%) e Italia (40.5%).

Ad ogni modo, al di fuori di questa crisi economica e sociale l’Europa dovrebbe trovare una maggiore legittimità, che agli occhi dei cittadini europei  sembra essere andara persa. Prima del Consiglio di giugno, i leader  Europei avranno l’opportunità di adottare misure per dimostrare che l’Europa non è un’entità sovra-nazionale volta a creare difficoltà, ma rappresenta ancora una terra di opportunità. Seguiremo attentamente questi incontri, perchè la disoccupazione non è una semplice questione di numeri: si tratta di persone, di europei e del futuro del progetto europeo.