John Kerry in Italia

John Kerry è giunto a Roma da Mosca, dove ha incontrato con il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov: frutto dell’incontro è stato l’accordo su una conferenza internazionale, da tenersi entro fine mese, per proporre una soluzione politica per la crisi siriana, “per mettere fine al bagno di sangue, alle uccisioni e ai massacri”.

Silvia Francescon
ECFR Alumni · Head, ECFR Rome Office

John Kerry in Italia

John Kerry è giunto a Roma da Mosca, dove ha incontrato con il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov: frutto dell’incontro è stato l’accordo su una conferenza internazionale, da tenersi entro fine mese, per proporre una soluzione politica per la crisi siriana, “per mettere fine al bagno di sangue, alle uccisioni e ai massacri”. La svolta diplomatica puntava al recupero del Comunicato di Ginevra e alla creazione di un governo di transizione (la realizzazione di quell’accordo, discusso nel giugno del 2012, si era infatti arenata sulla questione del ruolo che avrebbe dovuto rivestire il Presidente Assad).

Questa è la seconda volta che Kerry viene in Italia in qualità di Segretario di Stato. L’impressione che ne deriva è che egli abbia colto il valore storico del Paese come ponte tra Est e Ovest, così come tra Nord e Sud. La sua prossimità geografica e culturale al Mediterraneo potrebbero ora trasformarsi in una grande opportunità diplomatica. Inoltre, Kerry potrebbe aver scelto Roma perché l’Italia deve ancora definire la propria posizione sulla questione dell’embargo alle forniture di armi verso la Siria, in vista del prossimo Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea che si terrà questo mese. Francia e Gran Bretagna, dal canto loro, hanno insistito per rimuovere l’embargo così da aiutare i ribelli, mentre l’’Italia ha sinora assunto una posizione intermedia, affermando che la priorità sia porre fine alla tragedia umanitaria in Siria. Un cambio di rotta dell’Italia potrebbe influenzare le scelte degli altri Paesi europei.

Altri due fattori di politica interna che potrebbero aver portato Kerry a scegliere Roma sono l’amicizia di lunga data con l’Ambasciatore americano in Italia, David Thorne, e un atteggiamento positivo rispetto al nuovo governo italiano. Sembra evidente anche un tentativo di assicurare “una più stretta cooperazione con l’Italia su questioni urgenti in tutto il mondo”, come lo stesso Kerry ha affermato nel suo saluto di congratulazioni al neo eletto premier Enrico Letta. Questo è tanto più vero se si pensa che sia Letta sia Emma Bonino, il nuovo Ministro degli Affari Esteri italiano, sono considerati risorse utili dalla diplomazia dell’Ue e degli Stati Uniti. Le priorità del Ministro Bonino saranno l’Europa e la regione euro-mediterranea (i Paesi MENA). Persona ben conosciuta e di fiducia in questi Stati, è apprezzata non solo in quanto vi ha trascorso un periodo della sua vita (parla arabo) ma anche e soprattutto perché è sempre stata una promotrice del rispetto dei diritti umani e della condizione femminile nella regione. La circostanza che Kerry abbia scelto l’Italia per le consultazioni sulla crisi siriana e il rilancio del negoziato israelo-palestinese suggerisce evidentemente che il Paese possa assumere un ruolo strategico in entrambe le vicende. Mentre l’Ue fatica a definire una linea chiara di politica estera, l’Italia non dovrebbe perdere l’opportunità di condividere con i propri partner europei il vantaggio comparativo che ha in questo caso, e di mettersi a disposizione sia dell’Ue che della comunità internazionale. In particolare, l’Italia potrebbe essere la sede della conferenza internazionale che Kerry sta cercando di organizzare nel tempo più breve possibile. Al momento siamo ancora ben lontani dalla soluzione del problema siriano e di quello israelo-palestinese, ma senza dubbio l’Europa ha bisogno di tornare ad essere un attore protagonista.

L’Italia può scegliere: può essere solo un luogo come un altro oppure trasformarsi in un contesto fertile di politica estera. La visita di Kerry è un’opportunità per impegnarsi in Medio Oriente che l’Italia (e l’Europa) devono cogliere, anche qualora questo richiedesse un maggiore e rinnovato coinvolgimento non tanto dal punto di vista militare, quanto politico e diplomatico.