Il tour europeo di Obama: tappa a Roma

Il 27 marzo Barack Obama incontrerà a Roma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e Papa Francesco. La visita italiana avrà luogo in occasione del primo viaggio di Obama in Europa del 2014, in seguito  alla sua partecipazione al terzo Summit sulla Sicurezza Nucleare a L’Aia e al Vertice UE – USA a Bruxelles.

Il 27 marzo Barack Obama incontrerà a Roma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e Papa Francesco. La visita italiana avrà luogo in occasione del primo viaggio di Obama in Europa del 2014, in seguito alla sua partecipazione al terzo Summit sulla Sicurezza Nucleare a L’Aia e al Vertice UE – USA a Bruxelles. Il tour europeo da ad Obama l’occasione di mostrare il proprio impegno sulle relazioni transatlantiche e l’opportunità di discutere con i leader europei di questioni urgenti come la crisi ucraina, il ruolo della NATO e la cooperazione economica transatlantica.

Non a caso, la crisi ucraina è il tema centrale della visita. Obama ha indetto il 24 marzo un G7 straordinario a L’Aia per fare pressioni su Mosca. Il Presidente americano sta cercando il sostegno europeo per un’azione condivisa e più dura contro la Russia, ma le posizioni europee e statunitensi non sono propriamente unanimi. Gli Stati Uniti (in modo particolare il Congresso americano) vogliono misure più rigide, mentre l’Unione europea, o almeno una parte di essa, è più cauta. La situazione è vittima della solita paralisi europea, in cui gli stati membri hanno diversi interessi in gioco e sostengono posizioni e soluzioni differenti. Per quanto riguarda l’Italia, il Primo Ministro Renzi e il Ministro per il Affari Esteri Federica Mogherini sostengono una soluzione diplomatica basata sul dialogo con Mosca. Il dialogo con la Russia è il minimo comun denominatore di tutti gli attori in gioco, come dimostrato all’incontro internazionale sulle sanzioni tenutosi a Londra l’11 marzo. Inoltre, anche il buon senso suggerisce la necessità di dialogo. Tuttavia, la più grande preoccupazione dell’Italia è quella di ripristinare il ruolo della Russia come parte internazionale affidabile. Un terzo del gas italiano proviene dalla Russia ed è chiaro che la dipendenza italiana dalle forniture di gas russo gioca un ruolo decisivo nella scelta del modo in cui relazionarsi alla Russia.

La crisi ucraina ha anche messo in luce il ruolo della NATO nella gestione delle crisi internazionali. Il vertice NATO che avrà luogo a settembre in Galles sarà il primo incontro dopo la crisi in Crimea e il primo dopo la fine delle operazioni militari in Afghanistan. Sarà inoltre presieduto dal nuovo Segretario Generale, il tredicesimo dalla nascita della NATO. L’Italia sta promuovendo il suo candidato, e non ci sono dubbi che la questione sarà discussa con Obama giovedì a Roma.

Oltre all’Ucraina e alla candidatura italiana alla guida della NATO, ci saranno altre questioni sul tavolo di discussione come la proliferazione nucleare, la sicurezza energetica, l’allargamento della NATO, il terrorismo e la sicurezza informatica. Tuttavia, la visita di Obama si incentrerà anche sulla cooperazione economica transatlantica, e più nello specifico, sul Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP). I negoziati del TTIP sono ancora ad uno stadio iniziale, ma sin dal lancio dell’iniziativa, l’Italia ha fortemente sostenuto il progetto, sostegno che non ha vacillato neanche durante lo scandalo Datagate. Gruppi della società civile in Italia e in tutto il mondo si stanno organizzando per manifestare contro il TTIP, in proteste come quelle dirette contro i negoziati dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, la liberalizzazione dei servizi, l'accesso al mercato agricolo per prodotti che non rispecchiano gli standard europei a cui abbiamo assistito nel corso degli anni. Tuttavia, sembra che l’Italia sia impaziente di adottare ed implementare il prima possibile gli investimenti per far fronte alla crisi economica e della crescita, prendendo, forse, posizioni forti in difesa delle indicazioni geografiche di provenienza.

Confindustria, prevede che il TTIP produrrà, nel periodo 2017 – 2027, una crescita annuale del 0.48% per l’Europea e del 0,39% per gli Stati Uniti. Le esportazioni europee verso gli USA aumenteranno del 28,03% (circa €187 miliardi) mentre le esportazioni americane verso l’UE dovrebbero aumentare del 36,57% (€159 miliardi). Secondo l’ICE, data l’alta incidenza di esportazioni italiane nei settori soggetti a dazi e barriere non tariffarie statunitensi, l’Italia beneficerà dell’apertura dei mercati americani più di molti altri paesi. Confindustria sostiene che il TTIP porterà benefici soprattutto alle PMI italiane che sono penalizzate da costi burocratici ed amministrativi eccessivi e che l’armonizzazione delle regole e delle procedure derivante dall’implementazione del TTIP rilancerà la loro competitività.

Sicuramente Obama non verrà in Italia solo per constatare l’entusiasmo dell’Italia per il TTIP. Il Presidente vorrà essere rassicurato del fatto che il nuovo governo stia mettendo in atto azioni concrete per superare non solo la crisi ma anche lo stallo in cui si trova il paese. Questo comporta l’implementazione di riforme più incisive, come quelle incluse nel decreto “Destinazione Italia”, uno degli ultimi atti del governo Letta. Il programma prevedeva 50 misure concrete per mettere in atto riforme complete, come l’attrazione degli investimenti, la riforma della giustizia, la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale e la riduzione del fardello della burocrazia per i cittadini e le aziende, comprese le start-up.

Durante la sua visita Obama discuterà anche di povertà e ineguaglianza con Papa Francesco. Questo incontro potrebbe produrre più del solito discorso retorico, per due motivi. Primo, anche la Russia sta cercando un maggior contatto con il Vaticano, in quanto la questione della Cristianità sta diventando sempre più importante per il paese. Secondo, i due leader potrebbero discutere di una questione che non riguarda solamente la giustizia sociale, ma anche la base della crescita economica: l’ineguaglianza. Se l’Italia non inizia ad affrontare questo punto cruciale, nessun’altra misura o riforma economica potrà portare il paese fuori dal baratro in cui si trova.

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