Il fardello di Enrico Letta

È giovane, ha grande esperienza e, ciò che più conta, è un vero europeo. Enrico Letta, 46 anni, è il nuovo primo ministro italiano e con buone probabilità l’ultima opportunità per il paese di andare a nuove elezioni.

ECFR Alumni · Head, ECFR Rome Office

Il fardello di Enrico Letta

 

È giovane, ha grande esperienza e, ciò che più conta, è un vero europeo. Enrico Letta, 46 anni, è il nuovo primo ministro italiano e con buone probabilità l’ultima opportunità per il paese di andare a nuove elezioni. In uno Stato paralizzato dalla stagnazione economica che porta alla continua chiusura di imprese,  il primo messaggio del neo-premier è stato emblematico: “le misure di austerità hanno raggiunto il limite”. Letta ha poi significativamente citato il Presidente della Commissione europea Barroso, nel sottolineare l’urgenza di porre l’accento sulla crescita, anche nel breve periodo.

Scommetto che i partner europei dell’Italia, così come i mercati internazionali, lo apprezzeranno. Letta è una vecchia conoscenza dell’Unione: dal 2004 al 2006 è stato parlamentare europeo all’interno del gruppo ALDE (Allenaza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa) e membro del Comitato per le questioni economiche e monetarie. A 32 anni è stato Ministro per gli affari europei nel primo governo D’Alema, diventando così il ministro più giovane della storia repubblicana. È stato poi Ministro dell’industria all’interno del secondo governo D’Alema e del successivo governo Amato, nonché Sottosegretario di Stato nel secondo esecutivo del Presidente Prodi. Ha lavorato da sempre a stretto contatto con think tanks (il che rappresenta un’eccezione nel panorama politico italiano) ed è un fermo sostenitore di un percorso verso un’Europa federale.

La responsabilità di cui è stato investito è grandissima. Il settore industriale, di cui Letta ha una profonda conoscenza, versa in una situazione disastrosa. Nel solo 2012 ben 364.972 aziende (migliaia ogni giorno!) hanno dovuto chiudere. Molti esperti legano questo fenomeno ad un accresciuto tasso di suicidi: tra gennaio e marzo ben 32 suicidi sono attribuibili a cause di natura economica (la cifra riportata è raddoppiata rispetto a quella dello stesso quadrimestre di un anno fa). La competitività italiana è peggiorata nell’ultimo decennio mentre il costo del lavoro sul mercato interno è andato aumentando molto più rapidamente del tasso di produttività, soprattutto se confrontato con quello di molti altri paesi (dalla nascita dell’euro, il costo unitario del lavoro in Italia è cresciuto di circa il 30% in più della media degli altri Stati che hanno adottato la moneta unica). Secondo l’indice di competitività globale (Global Competitiveness Index) 2012-2013, la performance italiana continua ad essere influenzata negativamente dalle debolezze strutturali dell’economia e burocrazia.

In particolare, tre sono i fattori responsabili del blocco degli investimenti in Italia: il tasso d’interesse; la burocrazia governativa inefficiente; l’accesso al credito. Il mercato del lavoro resta estremamente rigido: 127esimo in quanto a efficienza, ostacolando la creazione di nuovi posti di lavoro. Senza considerare i gruppi di interesse, i lobbisti, i quali trovano ampia rappresentanza a livello parlamentare e tendono a dilazionare nel tempo le riforme strutturali. L’11% della popolazione è disoccupata, includendo in questo dato ben un giovane su tre (35.5%).

Enrico Letta ha presentato in tempi brevi la propria squadra di ministri, benché avesse anticipato che un nuovo governo non si sarebbe fatto “a qualsiasi costo”. Giovedì ha iniziato le consultazioni con i partiti politici e ora si dovrà presentare in Parlamento per chiedere un voto di fiducia in entrambe le Camere. Sia il Movimento 5 Stelle di Grillo che il partito Sinistra, Ecologia e Libertà hanno già dichiarato che non sosterranno l’alleanza che Letta è stato obbligato a creare.

Quando (e se) il governo sarà operativo, il giovane leader dovrà farsi carico di una fittissima agenda europea: dovrà ottenere l’approvazione del Parlamento per poter presentare il 30 aprile alla Commissione europea il DEF (Documento di Economia e Finanza), il quale include sia il Programma nazionale di riforma sia il Programma di Stabilità dell’Italia. Il 22 maggio i leader europei si ritroveranno per discutere delle politiche fiscali, dedicando particolare attenzione alle possibilità di miglioramento dei sistemi di prelievo e di lotta all’evasione e alla frode, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la posizione fiscale degli Stati membri e di continuare nell’approfondimento del mercato interno. Questa è una tematica particolarmente sensibile per l’Italia, dal momento che il paese ha uno dei più alti tassi di evasione fiscale del continente, stimato intorno ai 120 miliardi di euro all’anno. La scadenza più minacciosa all’orizzonte del governo Letta sarà il 28 giugno, data in cui si riunirà il Consiglio europeo in cui gli Stati membri discuteranno dei propri deficit di bilancio e dell’unione bancaria. Fortunatameneil rapporto deficit/PIL italiano si è mantenuto sotto la soglia del 3%, anche dopo lo sblocco dei debiti del settore pubblico a beneficio delle imprese.

Come detto in precedenza, c’è un incredibile fardello sulle spalle del giovane leader italiano, e, come ha riconosciuto lui stesso, c’è il timore che possa non essere sufficientemente forte per sostenere tali responsabilità. A noi non resta che sperare che lo sia, così come dovremo fidarci del fatto che ci possa effettivamente riuscire. L’Italia non ha altre alternative.